
In quale idea di partito crede Gianfranco Morgando?
Credo nella stessa idea di partito che era al centro del programma con cui due anni fa mi sono candidato alla Segreteria del PD: un partito popolare, luogo di partecipazione politica dei cittadini, radicato nel territorio e nella società, capace di elaborare una proposta di governo, ma, al tempo stesso, di indicare un progetto per la società del futuro. Un partito capace di dialogare con tutta la società, che non intende rappresentarne soltanto una parte, ma che ambisce ad essere un riferimento per tutte le realtà del Paese. Un ‘partito associazione’, in cui i cittadini partecipano costantemente e non solo per designare il leader di turno. Un partito con una solida struttura organizzativa, in cui gli iscritti scelgono i dirigenti e la linea politica. Un partito che seleziona e forma dal basso la nuova classe dirigente.
Perché ha scelto Pierluigi Bersani?
Perché nella piattaforma programmatica di Bersani ho trovato un’analisi dei problemi dell’Italia che condivido, ed un modello di partito forte, costruito come comunità di idee e di persone. Il nostro Congresso rappresenta una grande occasione. Sarà un congresso realmente ‘fondativo’. Dovrà mettere il PD in condizione di rappresentare il punto di riferimento per un’alternativa alla destra. La priorità è ricostruire un legame tra il PD e la società. La sfida che abbiamo davanti è culturale e valoriale prima ancora che politica.
Cosa significa in Piemonte “ricostruire un legame tra il PD e la società”?
Il PD deve dialogare con tutti i mondi del Piemonte: lavoro e impresa, agricoltori e partite Iva, commerciati, artigiani, liberi professionisti e precari. Solo recuperando la capacità di interlocuzione con la complessità della società potremo continuare a governare in Piemonte e tornare a guidare il Paese. La crisi che stiamo vivendo ha caratteri strutturali, ma può essere l’occasione per cambiare alcuni comportamenti sociali ed economici. Tre sono le emergenze: sostenere il potere d’acquisto dei salari, facilitare l’accesso ai mutui per famiglie e pmi, investire nella green economy.
Le elezioni regionali del 2010 sono per il PD piemontese una sfida importantissima…
Sì, perché siamo l’unica grande Regione del Nord in cui il centrosinistra può vincere. Si tratta di un fatto politico di rilievo nazionale, su cui dobbiamo concentrarci nei prossimi mesi. Solo un PD più forte può raggiungere questo risultato. E solo la vittoria del centro sinistra può rendere il Piemonte più forte nei confronti di un governo centralista che sta emarginando la nostra Regione. Bisogna creare intorno a Mercedes Bresso una coalizione ampia e compatta sulla base di un chiaro programma. Il punto di partenza sarà la compagine che ha governato in questi anni. Approfondire con l’Italia dei Valori le condizioni per proseguire un rapporto che abbiamo sperimentato positivamente, non limitarci al rapporto tra PD e la sinistra, puntare ad allargare le alleanze, con l’UDC e, nelle Province piemontesi, con pezzi di società con cui decidere un percorso comune.
Intorno a quali idee verrà costruita questa piattaforma programmatica?
Proporremo ai piemontesi i buoni risultati raggiunti negli ultimi cinque anni di attività del Consiglio regionale e della Giunta guidata dalla Bresso: lo sviluppo dell’economia e la valorizzazione dei settori produttivi; il consolidamento delle grandi reti di servizi, a cominciare dalla sanità; l’attenzione alle famiglie e alle componenti più deboli della società; la definizione e lo sviluppo di un sistema regionale di grandi opere. Ma soprattutto proporremo ai piemontesi un programma capace di assicurare un nuovo sviluppo per la nostra Regione: uno sviluppo basato sul lavoro come risorsa fondamentale dell’economia e della società; uno sviluppo che valorizzi l’impresa, soprattutto la piccola e la media; uno sviluppo sostenibile attento alle risorse del territorio, che metta al centro agricoltura, turismo, politiche ambientali ed energetiche; uno sviluppo che generi solidarietà, superi le disuguaglianze e investa nella famiglia.
Se vince come governerà il partito?
Il confronto congressuale sarà aperto e franco, metterà in evidenza le differenze di analisi e di proposta. Ma dopo il 25 ottobre tutti, in un partito unito, daremo il nostro contributo alla nuova fase che si apre. Se farà ancora il Segretario regionale intendo dare vita a una gestione unitaria, che garantisca una larga partecipazione al governo del partito, rispettando la pluralità interna e gli equilibri congressuali. Ho cercato di perseguire questo obiettivo negli ultimi due anni, e voglio che questo sia ancora il tratto caratterizzante della prossima stagione del partito
Gianfranco Morgando
Sono nato a Borgiallo, un piccolo paese della montagna canavesana, dove vivo con la famiglia. La mia esperienza politica parte dall’amministrazione locale: sono stato consigliere comunale, consigliere e assessore provinciale. Sono stato deputato ed ho fatto parte del Governo come Sottosegretario, prima all’Industria e poi al Tesoro. Nelle diverse legislature ho continuato ad occuparmi di problemi economici come capogruppo dell’Ulivo alla Commissione Bilancio della Camera e del Senato. Alle primarie del 14 ottobre 2007 sono stato eletto Segretario regionale del Partito Democratico. In questi due anni mi sono dedicato a tempo pieno alla Segreteria del partito rinunciando all’incarico di parlamentare.
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